Gli incendi in Australia: uno sguardo più ampio

Buongiorno a tutti e buon anno!

Avrei voluto dedicare il primo post del 2020 a una buona notizia o a un argomento un po’ divertente, ma a dire il vero le cronache delle ultime settimane non hanno offerto molti spunti positivi. Dopo le brutte notizie della marea altissima a Venezia e del fallimento della Conferenza sul Clima di Madrid, mi si è stretto il cuore davanti allo scempio causato dagli incendi in Australia.

In generale, però, rimanere fermi a deprimersi non porta risultati positivi, quindi… rimbocchiamoci le maniche!

Sugli incendi che flagellano l’Australia da settimane si è già scritto molto. Le foto diffuse sulla stampa e i social network hanno suscitato molta commozione e, pare, anche una mobilitazione abbastanza massiccia per soccorrere l’Australia e i suoi ecosistemi.

In questo post vorrei invece proporvi un approccio un po’ più razionale e di lungo periodo. Le reazioni emotive, infatti, sono sicuramente utili per tamponare i danni, ma devono essere seguite da un’azione ragionevole e decisa per evitare che eventi simili si ripetano. Vediamo allora insieme se c’è un legame tra incendi e cambiamento climatico, qual è la posizione dell’Australia rispetto al cambiamento climatico, e infine cosa si potrebbe fare una volta superata l’emergenza.

Gli incendi di quest’anno sono davvero causati dal cambiamento climatico?

Una premessa necessaria è che questa non è la prima volta che l’Australia viene colpita da catastrofi legate a un clima in mutamento. Luca Mercalli nel suo ultimo libro cita, per gli ultimi dieci anni, inondazioni nel Queensland nell’estate australe 2010-2011, picchi di calore a 50° C a gennaio 2013, sbiancamento e morte di coralli a causa del surriscaldamento degli oceani tra 2015 e 2016, e una stagione estiva 2018-2019 con le temperature medie più alte dall’inizio delle rilevazioni nel 1910. L’estate 2019-2020 sembra anch’essa destinata a collocarsi tra le più calde di sempre.

Non c’è un’unica causa…

Detto questo, non è possibile, ovviamente, indicare il cambiamento climatico come sola e unica causa di questi disastri. Gli incendi delle ultime settimane, in particolare, si sono propagati molto in fretta a causa della siccità e del grande caldo, ma sembrano essere stati avviati anche dall’azione di numerosi piromani.

…Ma il cambiamento climatico non ci aiuta!

In generale gli scienziati concordano però che la maggiore frequenza e la maggiore portata di eventi estremi come siccità, inondazioni e ondate di calore siano chiaramente legate al cambiamento climatico, e dunque alla sempre maggiore concentrazione di gas serra nell’atmosfera. Credo che possiamo tutti affermare che, anche in assenza di piromani, siccità, inondazioni e ondate di calore non sono qualcosa che ci auguriamo per il nostro futuro.

E allora cosa possiamo fare tutti noi e, soprattutto, cosa potrebbero fare gli australiani? Le donazioni per riparare i danni sono utili, certo, ma non sarebbe più sensato adoperarsi anche per fermare il cambiamento climatico, in modo da ridurre a monte la probabilità di nuovi eventi estremi e quindi di ulteriori danni?

L’Australia e la lotta al cambiamento climatico

In Australia c’è purtroppo ancora molto, moltissimo da fare su questo fronte. Vediamo insieme perchè.

Un sistema energetico ottocentesco

Nella figura qui sotto trovate alcune informazioni sulle fonti di energia usate in Australia nel 2017 [1]. L’energia consumata viene per il 96% dagli idrocarburi, cioè petrolio, gas naturale e carbone: questi sono i principali responsabili delle emissioni di gas serra nel mondo, come abbiamo visto qui. Il carbone, che è la fonte di energia che causa maggiori emissioni di gas serra, arriva addirittura al 32% dei consumi!

Non so voi, ma io quando sento parlare di carbone mi immagino la Londra dell’Ottocento dei romanzi di Charles Dickens, non certo un paese moderno e avanzato come l’Australia… è mai possibile che nel 2017 siamo ancora a questo punto?!?

Energia Australia 2017

Per darvi un termine di paragone: nel 2017 in Italia l’energia consumata veniva per il 40% dal petrolio, per il 39% dal gas naturale, per il 6% dal carbone e per il rimanente 15% circa da idroelettrico e altre fonti rinnovabili [2]. In Italia gli idrocarburi sono comunque troppo usati, ma la situazione è decisamente migliore rispetto alla terra dei canguri!

Emissioni di gas serra alle stelle

Quando si usano così tanti idrocarburi e, probabilmente, non si fa abbastanza attenzione a ridurre i consumi di energia, si finisce per classificarsi primi nella poco onorevole classifica di quelli che emettono più gas serra tra i paesi industrializzati.

La figura qui sotto ci mostra le emissioni pro capite nei paesi OECD nel 2017 [3]. Come vedete l’Australia, evidenziata con una barretta rossa, è al primo posto con 22.5 tonnellate di gas serra per abitante. Le emissioni medie di un australiano sono più del triplo di quelle di un italiano, pari a poco più di 7 tonnellate di gas serra!

Emissioni Australia 2017

Cambiamento climatico: chi paga?

Rivoluzionare il sistema energetico è sicuramente costoso, in Australia come altrove. Qualcuno dovrà cambiare lavoro, qualche progetto di nuove infrastrutture dovrà essere abbandonato, qualche investitore dovrà accettare un minore guadagno. Certamente intraprendere questa strada può essere scomodo per i politici.

D’altra parte, gli eventi di queste settimane ci hanno mostrato molto chiaramente che anche il cambiamento climatico è costoso. Se non vogliamo includere nel conto il valore degli ecosistemi distrutti, dobbiamo però considerare le città devastate, le case distrutte, e soprattutto le persone che hanno perso la vita.

Cambiamo clima o cambiamo strada?

Io credo che i cittadini australiani, proprio perchè sono stati direttamente colpiti da questo disastro, potrebbero cogliere la palla al balzo e chiedere finalmente un cambio di rotta alla politica e all’industria nazionali. Bisogna ridurre subito l’uso di carbone, petrolio e gas e investire massicciamente nelle fonti rinnovabili e nell’efficienza energetica. In realtà credo che anche tutti noi dovremmo chiedere un cambiamento in questa direzione: anche se l’Australia è in questo momento in prima linea, il cambiamento climatico è un fenomeno globale e le emissioni di gas serra dell’Australia danneggiano anche noi, a migliaia di chilometri di distanza.

In Australia come in Italia non usciremo gratis dal pasticcio del cambiamento climatico: possiamo però decidere se e quanto vogliamo limitare i danni e chi dovrebbe pagare. Forse è ora di cominciare a usare un po’ meglio la testa e il cuore, non credete?

 

 

[1] La fonte dei dati è il BP Statistical Review of World Energy 2019, che trovate qui.

[2] La fonte è sempre il BP Statistical Review of World Energy 2019.

[3] La fonte dei dati è l’OECD, in italiano Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE). I dati sono disponibili qui. Sono esclusi dal grafico Corea, Cile e Messico per cui non sono disponibili dati per il 2017.

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