Perchè votare alle elezioni europee? Post 4: Unione Europea e fonti rinnovabili

Nel terzo post della serie “Perchè votare alle elezioni europee?” abbiamo visto che cosa ha fatto e che cosa programma di fare l’Unione Europea per ridurre le emissioni di gas serra. Forse ricorderete, quindi, che i Paesi membri si sono impegnati a ridurre le emissioni di gas serra del 40% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. Ma come si fa, in pratica?

Il piano d’azione che gli Stati hanno concordato è descritto nel pacchetto di Direttive e Regolamenti comunitari “Energia pulita per tutti“, di cui abbiamo già parlato brevemente nell’ultimo post. Le ultime norme di questo pacchetto sono state approvate  proprio lo scorso 22 maggio, a ridosso delle elezioni europe. La strategia concordata nel pacchetto prevede importanti investimenti nelle fonti rinnovabili, nell’efficienza energetica e nelle reti elettriche.

Con questo post vorrei concentrarmi sulle fonti rinnovabili e fare il punto della situazione: qual è oggi il loro contributo nell’Unione Europea? Quanto siamo migliorati rispetto a 10-15 anni fa? E cosa vogliamo fare nei prossimi 10 anni?

Fonti rinnovabili: cosa abbiamo fatto fino ad ora?

Negli ultimi 10-15 anni molti paesi europei, tra cui l’Italia, hanno investito molto nelle fonti rinnovabili. Dalla figura qui sotto si vede chiaramente che il contributo delle fonti rinnovabili sul totale dei consumi di energia dell’Unione Europea è praticamente raddoppiato: siamo passati dall’8.4% del 2004 (barretta gialla) al 17% del 2016 (barretta verde).

2019.05.17_Rinnovabili_EU
Le barrette gialle e verdi rappresentano, rispettivamente, il contributo delle fonti rinnovabili rispetto al totale dei consumi di energia di ciascun paese nel 2004 e nel 2016. La crocetta rossa rappresenta l’obiettivo che i singoli paesi e l’UE-28 nel suo complesso dovrebbero raggiungere nel 2020. Fonti: Eurostat, Direttiva 2009/28/CE

Nel complesso questa prima trasformazione del sistema energetico europeo non è avvenuta per caso: spesso le fonti rinnovabili hanno ricevuto un sostegno importante da parte dello Stato.

Negli ultimi 10 anni, infatti, i governi nazionali si sono impegnati concretamente per realizzare gli obiettivi concordati nel Pacchetto Clima ed Energia, un insieme di leggi comunitarie approvate tra 2007 e 2010 per combattere il cambiamento climatico e rendere più sostenibile l’intero sistema energetico europeo (ne abbiamo già parlato qui). Per quanto riguarda le fonti rinnovabili, in particolare, il Pacchetto Clima ed Energia ha fissato due tipi di obiettivi:

  • Un obiettivo a livello di Unione Europea, cioè aumentare fino al 20% la quota delle rinnovabili sul totale dei consumi di energia entro il 2020,
  • E degli obiettivi nazionali: nella figura sopra trovate, indicate con delle crocette rosse, le soglie minime che ciascun paese dovrà raggiungere entro il 2020. [1]

Con malcelato orgoglio vorrei farvi notare che per una volta l’Italia è addirittura in anticipo nel raggiungimento del suo obiettivo: dal 6.3% del 2004 siamo passati al 17.3% del 2016, superando la soglia minima del 17% fissata per il 2020! 🙂

Cosa ci aspettiamo per il futuro?

Il 2020 è ormai alle porte: la prima cosa da fare è assicurarsi di rispettare l’obiettivo del 20% di energia da fonti rinnovabili entro il 2020. L’Unione Europea nel suo complesso è sulla buona strada, ma alcuni Paesi membri sono stati un po’ pigri e si devono dare da fare. [2]

Nei prossimi 10 anni, inoltre, i Paesi membri si sono impegnati ad aumentare ancora il contributo delle fonti rinnovabili. Il pacchetto “Energia pulita per tutti” stabilisce infatti che entro il 2030 le rinnovabili dovranno fornire non meno del 32% di tutta l’energia consumata nell’Unione Europea. [3]

Questa volta le normative comunitarie non prevedono obiettivi specifici per i singoli Paesi membri, ma chiedono a ciascun governo di elaborare un piano d’azione decennale che descriva il proprio contributo per l’obiettivo comune. I piani d’azione sono stati inviati a Bruxelles pochi mesi fa: tra poche settimane la Commissione Europea dovrebbe pubblicare le sue valutazioni, che saranno fondamentali per capire se tutti hanno preso seriamente il proprio impegno.

Ce la faremo? L’Unione fa la forza!

Aumentare l’uso delle fonti rinnovabili non è per niente facile: ci vogliono molti soldi e un sacco di impegno da parte dei ricercatori e delle imprese nello sviluppo e nella diffusione delle nuove tecnologie. Le fonti rinnovabili sono però assolutamente indispensabili se vogliamo che il sistema energetico diventi più sostenibile.

Lavorare insieme agli altri Paesi membri e stabilire degli impegni comuni e delle strategie condivise è fondamentale per due motivi:

  1. Nessuno vuole rimanere con il cerino in mano! Investire da soli significa pagare un costo molto alto per le nuove infrastrutture pulite, senza essere sicuri che sarà davvero possibile prevenire le peggiori conseguenze del cambiamento climatico,
  2. Collaborare con i nostri vicini ci consente di ridurre i costi della transizione energetica. Questo è importante soprattutto (ma non solo) nel mercato dell’elettricità: usando bene le reti elettriche internazionali possiamo, per esempio, importare energia eolica dal Nord Europea nelle giornate nuvolose, quando i nostri pannelli fotovoltaici producono poco, ed esportare la nostra energia solare durante l’estate, mentre sorseggiamo il nostro mojito sotto l’ombrellone in riva al mare.

A volte è proprio il caso di dirlo: l’Unione fa la forza! 🙂

 

 

[1] Il documento di riferimento è la Direttiva 2009/28/CE.

[2] Volete sapere chi? 🙂 Andate a pagina 6 del IV Rapporto sullo Stato dell’Unione Energetica

[3] Il documento di riferimento è la Direttiva (UE) 2018/2001.

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