Perchè votare alle elezioni europee? Post 2: riduzione delle emissioni di gas serra: davvero serve un intervento dello Stato?

Nel primo post della serie “Perchè votare alle elezioni europee?” abbiamo visto che nell’Unione Europea (UE-28) negli anni 1990-2016 le emissioni di gas serra sono diminuite complessivamente di più del 22%, pur con una crescita dell’economia del 58% circa.

La riduzione delle emissioni: tutto merito della crescita economica e del progresso tecnologico?

La diminuzione delle emissioni complessive di gas serra nell’Unione Europea è in controtendenza rispetto a quello che si è osservato nella maggior parte degli altri paesi nello stesso periodo.

Ma è vero che nei paesi più ricchi e industrializzati la crescita economica e il progresso tecnologico portano automaticamente a una riduzione delle emissioni complessive di gas serra? Possiamo dire che la riduzione delle emissioni osservata nell’Unione Europea è semplicemente una conseguenza del livello di sviluppo economico e tecnologico a cui siamo arrivati?

In realtà non è proprio così

E’ vero che spesso la crescita economica e il progresso tecnologico portano a una riduzione dei consumi di energia e delle emissioni di gas serra associate a ciascun euro di reddito o a ciascun bene prodotto. Nel complesso, però, non è detto che la crescita economica e il miglioramento della tecnologia siano sufficienti a innescare una diminuzione delle emissioni complessive, neppure negli Stati più ricchi.

Emissioni_mondo_1990_2012
Il grafico riporta le emissioni di gas serra nell’atmosfera di alcuni paesi tra i più ricchi del mondo. Per facilitare il confronto le emissioni nell’anno 1990 sono state poste pari a 100; negli anni successivi al 1990 valori superiori a 100 indicano un aumento rispetto al 1990, valori inferiori a 100 indicano una diminuzione. Fonte: inventario dei gas serra dell’UNFCCC

E’ possibile, in primo luogo, che le risorse che le imprese possono investire nella ricerca scientifica e nello sviluppo tecnologico siano troppo poche rispetto a quello che sarebbe ottimale per innescare una diminuzione delle emissioni di gas serra. La ricerca scientifica e lo sviluppo tecnologico sono attività rischiose, di cui non è facile prevedere l’esito. Spesso, inoltre, le prime innovazioni che si ottengono non sono immediatamente redditizie quando vengono vendute sul mercato: ci vuole tempo perchè una tecnologia si affermi e perchè i processi produttivi diventino realmente efficienti.

Anche quando l’investimento nella ricerca scientifica e nell’innovazione è molto consistente, a volte succede che le tecnologie più efficienti o più pulite, pur essendo disponibili sul mercato, non vengano adottate su larga scala, perchè i potenziali compratori non hanno a disposizione il capitale necessario per fare l’investimento, oppure perchè non sono consapevoli di queste nuove opportunità. Le nuove tecnologie pulite si diffondono quindi meno di quanto ci si potrebbe attendere.

Altre volte accade infine che quando il reddito cresce e gli strumenti tecnologici più efficienti si diffondono le persone consumano di più: viaggiano di più e più lontano, comprano auto più grandi e pesanti, tengono acceso il riscaldamento su una temperatura più alta,  tengono accesi gli elettrodomestici più a lungo, e via dicendo. Questo fenomeno è chiamato “effetto rimbalzo“: nonostante abbiamo a disposizione strumenti tecnologici a più basse emissioni, consumiamo talmente tanto di più rispetto a prima che finiamo per emettere ancora di più.

Può succedere, quindi, che le emissioni complessive di gas serra di uno Stato aumentino anche se gli strumenti a disposizione dei suoi cittadini e delle sue imprese sono più efficienti e più puliti.

Il ruolo dello Stato: sostenere la ricerca e l’innovazione, promuovere le tecnologie pulite ed evitare la trappola dell’effetto rimbalzo

Lo Stato ha quindi un ruolo fondamentale nell’introdurre regole chiare e politiche concrete per promuovere una crescita economica sostenibile dal punto di vista ambientale. Questo significa in pratica finanziare la ricerca scientifica, stimolare il progresso tecnologico e la diffusione delle tecnologie più efficienti e pulite, regolare i mercati perchè i capitali si dirigano verso gli investimenti più sostenibili, ed infine evitare, per quanto possibile, che i benefici ambientali del progresso tecnologico vadano perduti a causa dell’effetto rimbalzo.

E poichè spesso introdurre queste regole e finanziare queste politiche implica dei costi per la società, è importante che gli Stati si mettano d’accordo per collaborare nella lotta al cambiamento climatico, anzichè farsi concorrenza l’un l’altro. Il cambiamento climatico è un fenomeno globale: uno Stato, da solo, può fare poco, e non è neppure giusto che sia uno Stato solo a sopportare il maggiore costo di una crescita economica pulita.

Nel prossimo post, in uscita a breve, vedremo insieme che cosa ha fatto l’Unione Europea negli ultimi anni per contrastare il cambiamento climatico. Restate in linea! 🙂

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