Bollette elettriche piene di tasse e balzelli? La signora Maria vuole vederci chiaro…

Pochi giorni fa una nota conduttrice televisiva italiana ha sollevato un piccolo polverone perchè, leggendo la propria bolletta elettrica, si è resa conto che dei 68 euro addebitati solo 13 scarsi erano relativi alla “materia energia” cioè, secondo lei, al costo di produzione dei kWh di elettricità consumati. La signora, scandalizzata, ha subito postato sui social network la sua scoperta, scatendando l’indignazione di molti altri utenti.

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In questo polverone mediatico la povera signora Maria, che forse ricorderete dalla nostra prima esplorazione della bolletta elettrica, è stata presa dall’angoscia. Ma allora l’hanno presa tutti in giro, Eurostat, l’Agenzia ACER dei regolatori dell’energia, la stessa autorità italiana per l’energia ARERA?!? E com’è che lei, che ha cercato tante informazioni sulla bolletta elettrica italiana, non si è accorta del disastro segnalato dalla nota conduttrice televisiva?

Ma davvero una parte così grossa della nostra bolletta elettrica è composto da balzelli vari che non hanno niente a che fare con il costo dell’elettricità? E se è così, dove vanno a finire tutti questi soldi? E perchè nessuno fa qualcosa?

Passato lo sconforto iniziale, la signora Maria decide che vuole saperne di più. Si arma dunque di pazienza, carta e penna, si mette al computer e comincia a spulciare il sito internet dell’autorità italiana dell’energia, che comprende anche un’utile guida alla lettura della bolletta dell’elettricità [1]. Prima di prendere posizione Maria vuole essere sicura di aver capito bene.

Dobbiamo davvero indignarci per la bolletta elettrica?

Dopo aver speso qualche ora a confrontare la sua bolletta con le informazioni riportate dall’ARERA la signora Maria è convinta che la nota conduttrice televisiva, per fortuna, non abbia proprio ragione ad indignarsi. La sua impressione è che la conduttrice tv abbia fatto un po’ di confusione nel leggere la propria bolletta. Maria pensa che se anche la conduttrice tv si fosse presa la briga di capire un po’ meglio quello che c’è dietro la bolletta dell’elettricità, forse sarebbe un po’ meno scocciata di dover pagare questi 68.17 euro.

Da dove deriva la confusione in cui è caduta la nota conduttrice tv? Secondo la signora Maria ci sono almeno tre elementi, che vi riporto per comodità qui sotto.

Primo elemento: non basta produrre l’elettricità, bisogna anche portarla nelle nostre case!

La nota conduttrice tv sembra convinta che il costo di produzione dell’elettricità da lei consumata corrisponda soltanto ai 12.87 euro di “spesa per la materia energia”.

La signora Maria ha scoperto invece che in realtà la “spesa per la materia energia” corrisponde grossomodo al costo di produzione dell’elettricità nelle centrali.

Come ogni bene che consumiamo, però, l’elettricità deve essere trasportata dal luogo di produzione (le centrali) al luogo di consumo (casa nostra)… e purtroppo l’elettricità, come la spesa del supermercato, non si sposta dal luogo di produzione al luogo di consumo fluttuando magicamente e gratuitamente nell’aria. Per trasportare l’elettricità serve una lunga e complessa rete elettrica: il costo di costruire e gestire la rete corrisponde, nella bolletta della conduttrice tv, ai 25.11 euro della voce “spesa per il trasporto dell’energia elettrica e la gestione del contatore”.

La signora Maria, attenta e pignola, capisce subito che in realtà il vero costo di produzione dell’elettricità corrisponde almeno alla somma di “spesa per la materia energia” e “spesa per il trasporto dell’energia elettrica e la gestione del contatore”, pari a 37.98 euro nella bolletta della conduttrice tv.

Secondo elemento: costi fissi e costi variabili ovvero… chi viaggia con la Panda non deve pagare il conto di chi viaggia con la Ferrari!

Nel navigare sul sito di ARERA la signora Maria si è resa conto che la bolletta elettrica è costituita da:

  • Costi variabili, cioè costi che dipendono soltanto dal numero di kWh di elettricità consumati (“quota energia”, nel lessico di ARERA);
  • Costi fissi, che comprendono una sorta di canone annuale uguale per tutti (“quota fissa”, nel lessico di ARERA) e alcune componenti che variano a seconda della potenza del contatore del singolo consumatore (“quota potenza”, nel lessico di ARERA) [2].

Per questo motivo le bollette di ciascuno di noi sono tutte un po’ diverse e non è facile confrontarle ed esprimere un giudizio… ma la nota conduttrice tv ha completamente ignorato questo problema, nella sua vibrante ma un po’ superficiale protesta sui social network.

Su questo punto credo sia necessario fare un esempio per capire meglio.

Il contatore dell’appartamento in la signora Maria abita con la sua famiglia di 4 persone ha una potenza di 3 kW, mentre il contatore del vicino di casa della signora Maria, che vive da solo, ha una potenza di 6 kW. Il vicino della signora Maria è un manager impegnatissimo, spesso in viaggio per lavoro, ma quando è a casa si diverte a cucinare a tutto spiano: avere una potenza più alta dei classici 3 kW gli è utile per poter usare contemporaneamente il suo fornello elettrico a induzione, la cappa aspirante, il forno e il condizionatore (si sa che al manager impegnatissimo non piace fare la sauna mentre spignatta!). Alla fine dell’anno il consumo di elettricità della famiglia della signora Maria è di circa 2’700 kWh, mentre quello del suo vicino è di appena 1’500 kWh.

Il vicino della signora Maria, in questo caso, paga ogni kWh consumato più di quanto lo paga la famiglia della signora Maria. Questo accade perchè il suo canone annuale (la quota fissa) è lo stesso di quello della signora Maria, il suo costo  proporzionale alla potenza del contatore (la quota potenza) è più alto di quello della signora Maria, ma il suo consumo annuale è più basso. Il vicino, quindi, finisce per “spalmare” una serie di costi fissi più alti su un consumo più basso, e quindi paga ogni singolo kWh consumato più di quanto lo paga la signora Maria.

Una situazione simile, ma ancora più estrema si verifica, tipicamente, per le case vacanza o le seconde case, che hanno dei consumi annuali piuttosto bassi perchè sono usate soltanto per poche settimane, ma hanno, per legge, dei costi fissi più alti di quelli pagati per le case di residenza [3]. La signora Maria ha l’impressione che sia proprio questo il caso della bolletta postata dalla nostra conduttrice tv: a meno che non si tratti di un conguaglio un po’ strano, un consumo di meno di 13 euro è difficile da ottenere nella casa in cui si vive tutti i giorni, anche immaginando di illuminare tutte le stanze soltanto con fiaccole e candele! 🙂

E’ un ingiustizia che ci siano tutti questi costi fissi?

La signora Maria è convinta di no. Anche se la sua amica Clotilde Serbelloni Mazzanti Viendalmare usa la propria villetta in montagna una sola settimana all’anno, la rete elettrica rimane a disposizione di Clotilde ogni singolo giorno dell’anno, e ogni giorno qualcuno lavora per garantirle che, se vorrà fare una gitarella improvvisata, potrà avere in ogni momento la quantità di elettricità che desidera. E’ giusto che Clotilde copra i costi di queste attività che le consentono di godere pienamente della sua villetta in montagna!

Allo stesso modo, se il vicino della signora Maria chiede un contatore da 6 kW anzichè da 3 kW, ci sono delle persone che tutti i giorni sono attive 24 ore su 24 per assicurargli la possibilità di accendere simultaneamente un sacco di elettrodomestici, per poi magari spegnerli tutti insieme in pochi secondi senza alcun problema. E’ un po’ come se al vicino fosse consentito di fare uno sprint da 0 a 100 km/h con un battito di ciglia, e viceversa… se il vicino della signora Maria vuole l’equivalente di una Ferrari, non si aspetterà mica di pagarla come una Panda, vero? 🙂

La signora Maria si convince presto che, se la bolletta non prevedesse alcun costo fisso (quota fissa e quota potenza), il costo di questi piccoli lussi che qualcuno ha la fortuna di potersi permettere dovrebbe essere coperto mediante le componenti della bolletta che variano soltanto in base al consumo. Se non ci fossero questi costi fissi chi ha un prelievo piuttosto costante tutti i giorni dell’anno, come la famiglia della signora Maria, che fa una vita tranquilla e regolare, finirebbe per pagare il conto degli extra che qualcun altro si concede. Un po’ come se un automobilista con la Panda pagasse il conto di un automobilista con la Ferrari… Non proprio carino, vero?

Terzo elemento: gli “oneri di sistema” sono costosi, ma finanziano (anche) politiche giuste e importanti

Nel post in cui abbiamo fatto conoscenza della signora Maria ci siamo subito resi conto che lei, che ha a cuore il futuro dei suoi cari ma anche quello del pianeta, è molto attenta alle conseguenze delle sue azioni e delle sue scelte di consumo. Per questo motivo la signora Maria è convinta che ci sia un altro punto su cui la conduttrice televisiva ha ragione solo in parte a lamentarsi: questo punto riguarda gli “oneri di sistema”, che nella sua bolletta sono una fetta abbastanza grossa, pari a 22.76 euro.

Che cosa sono e a cosa servono gli “oneri di sistema”? Possiamo dire che sono della semplici, orribili e detestabili tasse?

La signora Maria ci ha messo un bel po’ a districarsi in questa giungla, e anche noi contiamo di dedicare in futuro maggiore attenzione a questo argomento così complesso. A grandi linee, però, la signora Maria si è resa cono che gli “oneri di sistema” sono i costi legati al finanziamento di alcune politiche energetiche e ambientali decise nel corso degli anni [4]:

  • L’incentivazione offerta ai nuovi impianti di generazione da fonti rinnovabili: questa è la fetta più grossa, pari a circa il 70% degli “oneri di sistema” (del costo delle politiche a sostegno delle fonti rinnovabili in Italia e in Europa abbiamo parlato qui, proprio con la signora Maria),
  • Il sostegno sia agli investimenti in efficienza energetica, sia alla ricerca e allo sviluppo di nuove tecnologie elettriche e per l’efficienza energetica,
  • La riduzione del costo dell’elettricità sia per le famiglie in condizioni di disagio economico, sia per le imprese “energivore”, cioè quelle che per la loro attività industriale consumano grandi quantitativi di elettricità,
  • Le cosiddette “compensazioni territoriali”, cioè le politiche messe in piedi per rendere uniforme sul territorio italiano il costo dell’energia, evitando, per esempio, di far pagare di più l’elettricità a chi abita in zone remote o disagiate,
  • I costi per lo smantellamento delle centrali nucleari che abbiamo dismesso dopo il referendum del 1987,
  • E altre piccole voci di importanza relativamente ridotta.

Ecco… la signora Maria capisce bene che una bolletta elettrica più economica fa gola a tutti, che forse molti avrebbero preferito non essere obbligati a contribuire a queste politiche, e anche che forse queste politiche avrebbero potuto essere disegnate in modo più efficace. Tutto sommato, però, alcune delle azioni finanziate tramite gli oneri di sistema sono utili e importanti, e tornano a vantaggio di ciascuno di noi, nel lungo periodo.

Il tempo speso a studiare ha dato buoni frutti

La signora Maria è sicura che se la nota conduttrice tv avesse saputo che la sua bolletta elettrica ha contribuito a finanziare un sistema energetico più pulito e sostenibile e delle misure di supporto alle famiglie in difficoltà non si sarebbe arrabbiata così tanto. 🙂

Indignarsi è giusto e importante, ma prima bisogna essere sicuri di aver capito bene.

 

 

[1] La guida alla lettura della bolletta fornita da ARERA è una pagina di riferimento molto utile per capire com’è fatta la bolletta. La guida è pensata per i consumatori serviti in regime di tutela, cioè quelli che non hanno sottoscritto un’offerta sul mercato libero, ma l’unica differenza tra le forniture in regime di tutela e le forniture del mercato libero sta nella formula usata per calcolare la “spesa per la materia energia”. Tutte le altre voci della bolletta sono identiche per i consumatori con un profilo di prelievo simile.

[2] L’argomento dei costi fissi e dei costi variabili è spiegato molto bene nella guida alla lettura della bolletta di ARERA. Siete comunque curiosi di sapere qualcosa in più sul peso dei costi fissi e dei costi variabili? Prendiamo il caso di un consumatore domestico medio italiano, che come la signora Maria ogni anno consuma circa 2’700 kWh e ha un contatore con una potenza di 3 kWh. A spanne, per questo consumatore:

  • Le componenti che variano esclusivamente a seconda del consumo corrispondono al 77% circa della bolletta,
  • Le componenti che variano a seconda della potenza del contatore corrispondono all’11% circa della bolletta,
  • Il totale dei canoni fissi annuali corrispondone al 12% della bolletta.

Potete ricostruire questa stima con i dati che l’ARERA fornisce qui: ricordatevi di tenere conto anche dell’IVA al 10% (se non dobbiamo fare un calcolo super preciso possiamo anche trascurare le accise, che sono relativamente piccole).

[3] Sempre sulla stessa pagina del sito di ARERA trovate anche le tariffe previste per le case diverse da quelle di residenza.

[4] Oltre che nella guida alla lettura della bolletta, qui trovate qualche informazione ufficiale e dettagliata sulla composizione degli oneri di sistema.

 

 

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