Cambiamento climatico: una battaglia di tutti e per tutti

Il primo post di questo blog è dedicato al cambiamento climatico.

La maggior parte delle persone, anche nei gruppi più sensibili rispetto alla sostenibilità ambientale, pensa e discute di questo tema senza rendersi conto realmente di quali saranno le implicazioni del cambiamento climatico non tra cento o tra mille anni, ma in un futuro prossimo, che molti di noi riusciranno a vedere.

Io non sono una climatologa: ho avvicinato il tema del cambiamento climatico con gli occhi di un’economista dell’energia. Nel corso del tempo, però, ho notato che indipendentemente dall’esperienza pregressa, chi studia con attenzione gli effetti ecologici, sociali ed economici del cambiamento climatico sviluppa la convinzione che fermare il riscaldamento globale sia, per così dire, la madre di tutte le battaglie.

Questo post vuole provare a spiegare perché.

La stabilità del clima è una condizione essenziale per tutti gli obiettivi di sviluppo umano, sociale ed economico

La stabilità del clima non è, in sé, un obiettivo più nobile o più importante di altri, come il soccorso alle popolazioni vittime di disastri naturali o della guerra, la diffusione della ricchezza e del benessere, o la prevenzione dell’estinzione di specie animali o vegetali. La stabilità del clima intorno a livelli non troppo diversi da quelli attuali è però una condizione indispensabile per rendere possibile il raggiungimento di tutti gli altri obiettivi, perché ci consente di evitare una crescita esponenziale dei costi di questi obiettivi. Con un clima molto diverso da quello attuale molti degli altri obiettivi usciranno definitivamente dalla nostra portata.

Ma quali saranno, nel concreto, gli effetti del cambiamento climatico?

Per capire perché la lotta al cambiamento climatico sia così importante si può dare un’occhiata alla figura riportata qui sotto, che sintetizza molto bene le conseguenze attese dall’aumento della temperatura [1].

Le frecce gialle e rosse indicano le conseguenze attese per diversi livelli di aumento della temperatura media del pianeta. Le previsioni riportate nelle frecce sono ricavate confrontando tra loro gli studi di diversi gruppi di climatologi.

Stern.png

1.      Diminuzione dei raccolti

Per quanto riguarda la disponibilità di cibo, per esempio, un aumento della temperatura media terrestre di 1 solo grado centigrado rispetto all’epoca pre-industriale determina una graduale significativa diminuzione dei raccolti in molte regioni in via di sviluppo e in particolare nel Sahel, la porzione di Africa a sud di Egitto, Libia, Algeria. Un riscaldamento ancora maggiore dell’atmosfera porrebbe un numero crescente di persone in Africa e Asia Occidentale a rischio fame. Non è difficile immaginare la sfida che questo rappresenterebbe sotto il profilo dello sviluppo delle comunità locali, ma anche delle migrazioni e dell’accoglienza dei profughi nei paesi meno colpiti.

2.      Minore disponibilità di acqua

Guardando alla disponibilità di acqua, un aumento di 1 grado centigrado rispetto all’era pre-industriale determina la sparizione dei piccoli ghiacciai di montagna – con conseguenze importanti sull’approvvigionamento di acqua per l’uso umano diretto, per gli animali selvatici e da allevamento, e per le centrali elettriche. Un aumento superiore ai due gradi potrebbe indurre una scarsità di acqua per una grossa parte della popolazione mondiale, addirittura per 1 miliardo di persone secondo uno studio. La carenza di acqua ha importanti conseguenze sulle condizioni di vita nei paesi più poveri. Anche nei paesi ricchi, però, una diversa disponibilità di acqua può innescare conflitti interni tra diversi membri della comunità, interessati a diversi usi dell’acqua… se l’acqua scarseggia, la usiamo per irrigare i campi, per abbeverare gli animali, o per generare elettricità?

3.      Tempeste, incendi, siccità, alluvioni e ondate di calore

Altrettanto importante, un aumento della temperatura di almeno 1 grado determina un aumento dell’intensità degli eventi climatici estremi, come tempeste, incendi delle foreste, siccità, alluvioni e ondate di calore – qualcosa di cui abbiamo avuto un primo assaggio sui telegiornali degli ultimi anni. Una maggiore frequenza degli eventi estremi implica una maggiore necessità di risorse economiche per prevenire i danni o per porvi rimedio. Questo problema affliggerà tutti i paesi, ma colpirà più duramente le popolazioni e le economie dei paesi meno sviluppati, che dispongono di meno risorse economiche e sono spesso localizzati in regioni più fragili.

…Vengono compromessi gli ecosistemi, ma anche il nostro benessere!

Il resto delle frecce descrive brevemente la catastrofe ecologica collegata alla distruzione degli ecosistemi e alle estinzioni di massa che ne conseguirebbero. Una catastrofe che non siamo neppure in grado di quantificare con precisione, poichè all’aumentare della temperatura alcuni processi potrebbero svolgersi in modo più rapido rispetto alle nostre aspettative.

E’ chiaro che i fenomeni descritti finora avrebbero un impatto molto negativo sulle comunità umane, un impatto tale da rendere molto più difficili sia il raggiungimento di livelli accettabili di benessere nelle aree oggi più povere, sia la conservazione degli attuali livelli di benessere nei paesi ricchi. Per “attuali livelli di benessere” si intende, peraltro, anche la possibilità di vivere in regioni o città divenute troppo calde o soggette al rischio di essere sommerse dal mare.

A che punto siamo, adesso?

Per rispondere a questa domanda dobbiamo tornare un attimo alla figura sopra. Nella parte superiore della figura potete vedere  delle barrette orizzontali azzurro chiaro, attraversate da un piccolo tratto verticale color blu scuro. Le barrette orizzontali ci dicono quale aumento della temperatura media mondiale si prevede a seconda del livello della concentrazione di gas serra nell’atmosfera. Le barrette indicano, come si vede, un range piuttosto ampio di variazione: il tratto blu scuro all’interno di ciascuna barretta azzurra indica l’aumento della temperatura atteso con la probabilità più alta.

Facciamo un esempio: una concentrazione di 450 ppm (cioè parti per milione) di CO2e (cioè gas serra) è associata con il 90% di probabilità a un aumento della temperatura tra 1 e 4 gradi centigradi rispetto all’epoca pre-industriale (barretta orizzontale azzurra). Con una concentrazione di gas serra di 450 ppm, l’aumento che ha la maggiore probabilità di verificarsi è di 2 gradi (trattino verticale blu).

La concentrazione che abbiamo raggiunto ad oggi è di circa 400 CO2e [2], corrispondente a un’aspettativa di aumento della temperatura media mondiale di circa 1.5 gradi – un aumento che in parte stiamo già vivendo.

Che cosa possiamo fare?

L’obiettivo che molti Stati hanno concordato nella conferenza internazionale sul clima COP21, tenutasi nel 2015 a Parigi, è di contenere l’aumento della temperatura entro i 2 gradi. Dalla figura sopra potete facilmente vedere che sopra questa soglia le conseguenze previste dall’aumento della temperatura sarebbero realmente catastrofiche.

Nei prossimi post cercherò di approfondire le cause e le conseguenze del cambiamento climatico, ma anche le azioni che tutti noi possiamo intraprendere per dare il nostro contributo. Spero tuttavia che sia più chiaro perché questa battaglia mi sta così a cuore e perché penso che tutti noi dovremmo cercare di fare la nostra parte.

 

[*] Fonte: Nicholas Stern: “Why are we waiting? The logic, urgency and promise of tackling climate change”, The MIT Press, 2014, pag. 4.

[1] La figura è presa dal “Rapporto Stern sull’economia del cambiamento climatico”. Questo rapporto ha raccolto i più solidi risultati scientifici prodotti in diverse discipline nel corso degli anni sul tema del cambiamento climatico, ed è considerato una pietra miliare su questo tema. Lo potete scaricare gratuitamente qui: http://webarchive.nationalarchives.gov.uk/20100407172811/http://www.hm-treasury.gov.uk/stern_review_report.htm. La figura si trova a pagina 5 dell’executive summary.

[2] Fonte: Agenzia di Protezione dell’Ambiente degli Stati Uniti d’America: https://www.epa.gov/climate-indicators/climate-change-indicators-atmospheric-concentrations-greenhouse-gases

8 pensieri su “Cambiamento climatico: una battaglia di tutti e per tutti

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